“Cosa desideri per il compleanno?”
Probabilmente ti è capitato moltissime volte di fare o di rispondere a questa domanda, ma … ti sei mai chiesto cosa ti rende davvero felice?
La creatività è una delle capacità che rischiamo di dare più facilmente per scontata, proprio mentre l’IA rende sempre più semplice trovare risposte.
Eppure, nelle organizzazioni, il problema raramente è la mancanza di informazioni. Più spesso manca lo spazio per osservarle da prospettive diverse, collegare idee e persone e mettere in discussione ciò che sembra già deciso.
Stiamo ancora creando le condizioni per immaginare possibilità nuove?
Negli ultimi mesi, il confronto su change e trasformazione si è concentrato soprattutto sulle domande più immediate.
Quali attività cambieranno con l’Intelligenza Artificiale? Quali competenze serviranno? Quali processi potranno diventare più semplici, veloci o efficienti?
Sono domande necessarie, ma non più sufficienti.
La questione più urgente riguarda ciò che le organizzazioni vogliono diventare: che aziende vogliamo essere mentre la tecnologia trasforma il nostro modo di lavorare, decidere e creare valore?
L'intelligenza artificiale ci sta rendendo più veloci. Ma sta contribuendo anche a renderci più capaci?
Oltre a produttività ed efficienza, l'adozione dell'IA modifica il modo in cui apprendiamo, decidiamo e ci riconosciamo nel nostro lavoro. È qui che emerge un tema ancora poco discusso: il debito psicologico del lavorare con l'IA.
Durante la nostra learning expedition abbiamo percorso i tre piani di Vivatech incontrando soluzioni molto diverse, ma quasi tutte attraversate dall’IA: piattaforme, agenti, robot, applicazioni integrate nei prodotti e nei servizi.
Abbiamo camminato accanto ai robot di Unitree e, probabilmente, stretto più mani robotiche che umane.
La capacità tecnologica è impressionante, ma dove sono le persone?
Non sempre il problema coincide con ciò che stiamo provando a risolvere. A volte è il modo in cui lo definiamo, lo osserviamo e lo interpretiamo a tenerci dentro gli stessi schemi. È da lì che il cambiamento può iniziare: non aggiungendo nuove soluzioni, ma imparando a formulare domande diverse.
23 Dicembre 2021.
È arrivato il momento dell’anno (sì, proprio quello!) in cui si tirano le somme, in cui si analizza minuziosamente il lavoro svolto con l’obiettivo di incominciare l’anno nuovo con i migliori propositi.
Se nel 2020 l'espressione più ripetuta è stata "you're on mute", nel 2021 le parole più pronunciate sono state transizione ecologica e trasformazione digitale.
Il team Growth di Smartive sa che – in un processo di accreditamento e di vendita – ci sono alcune domande ricorrenti. Presentiamo la metodologia, presentiamo i format, presentiamo il nostro people analitycs e dall’altra parte arriva il momento della fatidica domanda “In concreto cosa succede durante uno sharing group?” oppure “Come facilitate le sessioni di lavoro del bootcamp?”. Con il sorriso di chi è pronto a concorrere ad una puntata speciale di “Chi vuole essere milionario” siamo pronti a premere sul pulsante e scandire la risposta:
“A p p l i c h i a m o i l D e s i g n T h i n k i n g”!
Questa che sta per concludersi è stata la settimana dell’ hackathon organizzato per Novartis a conclusione di In Academy, un percorso che ha visto innanzitutto i marketeer di Novartis protagonisti di 8 learning sessions esperienziali con la partecipazione di manager e ospiti di altre organizzazioni, per ridisegnare il ruolo del markeeter Novartis all’insegna dell’omnicanalità.
“Pensiero imprenditoriale, passione per l’innovazione e collaborazione sono i principi guida di tutte le nostre iniziative, ancor più se si tratta di iniziative orientate alla trasformazione digitale. Stiamo promuovendo ad esempio la contaminazione tra dipartimenti di progettazione tecnica e il dipartimento digital per favorire sempre più la cultura digitale all’interno delle nostre strutture”. Ecco come Annalisa Pasqualetti - HR Business Partner e Costanza Cardullo - Recruiting & Training Specialist di Körber Tissue descrivono i pillar alla base delle iniziative organizzate dall’azienda, volte a favorire agilità e pensiero digitale.
“Ascolto, responsabilità e inclusione sono a mio avviso le parole chiave del cambiamento e competenze su cui puntare. Abbiamo bisogno di costruire organizzazioni in cui le persone siano realmente ascoltate e sappiano ascoltare, siano responsabili e fortemente coinvolte nei processi decisionali a tutti i livelli dell’organizzazione e contribuiscano a creare una cultura inclusiva affinché ognuno possa sentirsi libero di essere sé stesso ed accolto e valorizzato per come è”: ecco come Silvia Parma, Global HR Manager - Smart Power Divison di ABB, descrive i principali fattori di cambiamento sui quali tutte le organizzazioni dovrebbero puntare.