La scorsa settimana sono tornata dalla decima edizione di Vivatech con due sensazioni apparentemente contrapposte: entusiasmo e un senso di incompletezza.
Durante la nostra learning expedition abbiamo percorso i tre piani di Vivatech incontrando soluzioni molto diverse, ma quasi tutte attraversate dall’IA: piattaforme, agenti, robot, applicazioni integrate nei prodotti e nei servizi.
Abbiamo camminato accanto ai robot di Unitree e, probabilmente, stretto più mani robotiche che umane.
La capacità tecnologica è impressionante. Ascoltando pitch e presentazioni, però, ho ritrovato quasi sempre lo stesso vocabolario: produttività, velocità, semplificazione, performance. Un linguaggio comprensibile, perché molte delle soluzioni erano solide e convincenti. Ma proprio questa uniformità ha reso più evidente ciò che stavo cercando.
Cercavo lo spazio dedicato alle persone che quei prodotti dovranno usare. Alle competenze da costruire, alle abitudini da cambiare, alle resistenze da accompagnare. Al tempo necessario perché una tecnologia entri davvero nel lavoro.
Dopo i padiglioni 7.1, 7.2 e 7.3 cercavo il 7.4: quello dedicato alle persone.
La mia aspettativa nasce dal lavoro che facciamo ogni giorno. Entriamo nelle organizzazioni quando la tecnologia ha già iniziato a muoversi, ma le persone devono ancora comprenderne il senso, tradurla nelle proprie attività e trovare un nuovo equilibrio.
Per questo speravo di incontrare a Vivatech anche uno sparring partner più influente della sottoscritta ;). Una voce capace di portare in primo piano, davanti agli HR Director e agli executive presenti, una domanda semplice:
che cosa sta accadendo alle persone mentre introduciamo tutto questo?
Vivatech ha un’identità chiaramente tecnologica e la conferma con grande forza. La mia non è una critica all’evento. È la constatazione che, mentre tanti roll-out prendono forma, la dimensione people meriterebbe la stessa visibilità riservata alle capacità dei prodotti. E questo link viene messo in evidenza nelle principali ricerche in circolazione.
L’AI Index di Stanford racconta bene la velocità della corsa: aumentano le capacità dei modelli, si allarga l’adozione, crescono gli investimenti. Più lentamente maturano la comprensione degli effetti, i criteri di valutazione e i sistemi di governo.
L’OECD aggiunge un elemento importante: l’impatto dell’IA dipende dal tipo di attività, dall’esperienza di chi la utilizza e da come viene progettata la collaborazione tra persone e tecnologia.
La stessa promessa non può quindi atterrare ovunque nello stesso modo.
Un’azienda industriale, una banca, una startup e una catena di negozi partono da storie, competenze, processi e culture differenti. Dentro ogni organizzazione esistono già sistemi, abitudini, ruoli, relazioni, aspettative e paure. Ignorarli significa rischiare di aggiungere un’altra icona a un desktop già affollato.
La trasformazione richiede luoghi nei quali capire che cosa sta cambiando e perché. Occasioni per confrontare punti di vista diversi. Tempo per riconoscere i problemi che vale la pena affrontare e quelli che la tecnologia rischia soltanto di rendere più veloci. Serve costruire senso.
L’IA amplia il campo delle possibilità. Per questo ci chiede di scegliere.
Quali attività vogliamo automatizzare?
Dove deve restare centrale il giudizio umano?
Che cosa faremo del tempo liberato?
Quali competenze devono crescere?
Quale autonomia siamo disposti a distribuire?
Quali responsabilità vogliamo continuare ad assumerci?
Sono domande organizzative. Riguardano il modo in cui decidiamo di lavorare insieme e il tipo di organizzazione che vogliamo diventare. Faranno la differenza se le risposte entreranno nei budget, nei ruoli, nei processi, nelle priorità, nel tempo dedicato alla formazione e nella continuità con cui accompagniamo le persone.
Una tecnologia si può acquistare in poche settimane. Una nuova pratica richiede metodo, pazienza e la disponibilità a ripensare il lavoro.
Tornerò volentieri alla prossima edizione di Vivatech e continuerò a cercare il piano delle persone.
Nel frattempo con partner, clienti e team cercheremo di allestire i primi stand!
Se non l’hai ancora fatto e ami esplorare il cambiamento con curiosità e mente aperta, la nostra newsletter THE JOURNEY fa al caso tuo. Sali a bordo e inizia il viaggio con noi! -> https://mailchi.mp/smartive/thejourney
IIlustrazione di Monika Dattner

