Ciao FuturoMe,
ti scrivo da un lontano Maggio 2020, dopo 2 mesi di lockdown, dove il mondo si è ribaltato, o per lo meno il mio paese, la mia amata città: Bergamo.
Negli ultimi mesi, il confronto su change e trasformazione si è concentrato soprattutto sulle domande più immediate.
Quali attività cambieranno con l’Intelligenza Artificiale? Quali competenze serviranno? Quali processi potranno diventare più semplici, veloci o efficienti?
Sono domande necessarie, ma non più sufficienti.
La questione più urgente riguarda ciò che le organizzazioni vogliono diventare: che aziende vogliamo essere mentre la tecnologia trasforma il nostro modo di lavorare, decidere e creare valore?
L'intelligenza artificiale ci sta rendendo più veloci. Ma sta contribuendo anche a renderci più capaci?
Oltre a produttività ed efficienza, l'adozione dell'IA modifica il modo in cui apprendiamo, decidiamo e ci riconosciamo nel nostro lavoro. È qui che emerge un tema ancora poco discusso: il debito psicologico del lavorare con l'IA.
Durante la nostra learning expedition abbiamo percorso i tre piani di Vivatech incontrando soluzioni molto diverse, ma quasi tutte attraversate dall’IA: piattaforme, agenti, robot, applicazioni integrate nei prodotti e nei servizi.
Abbiamo camminato accanto ai robot di Unitree e, probabilmente, stretto più mani robotiche che umane.
La capacità tecnologica è impressionante, ma dove sono le persone?
Non sempre il problema coincide con ciò che stiamo provando a risolvere. A volte è il modo in cui lo definiamo, lo osserviamo e lo interpretiamo a tenerci dentro gli stessi schemi. È da lì che il cambiamento può iniziare: non aggiungendo nuove soluzioni, ma imparando a formulare domande diverse.
Quando due organizzazioni si incontrano, non si integrano soltanto processi e strutture. Si incontrano storie, abitudini, linguaggi e identità costruite nel tempo. È lì che il cambiamento smette di essere un progetto e diventa un percorso collettivo, capace di trasformare “io” e “loro” in un "noi".
Caro FuturoMe,
Che esperienza! 12 mesi in cui abbiamo toccato con mano cosa significa “essere un player globale”, “parlare la lingua del digitale”. 12 mesi in cui abbiamo messo in pratica tutto quello che abbiamo appreso e sperimentato nel processo di trasformazione digitale che ci ha coinvolto come azienda.
Con SmartiveMap Corporate è possibile pianificare una campagna di mappatura delle competenze digitali e di attitudine alla trasformazione digitale in pochi passaggi e con il supporto del team Smartive. La campagna prevede una fase quantitativa con una eventuale estensione qualitativa e l’attivazione della Smartive Dashboard per consultare in modo interattivo tutti i KPI dell’analisi.
Lo Smartive Index è un indicatore unico, creato da Smartive, per misurare e monitorare in modo olistico il livello di maturità culturale delle risorse prima e durante il piano di change e durante. Viene calcolato sia a livello individuale che aggregato e costituisce un numero semplice, facilmente comprensibile da cui ricavare numerosi altri KPI secondari.