Oggi più che mai, attrarre e trattenere talenti non è una semplice questione di benefit o slogan, ma di senso. E per le nuove generazioni, il senso non è negoziabile. Lo vediamo nei colloqui, nei feedback, nei comportamenti di chi entra oggi nelle organizzazioni: chi si affaccia ora al mondo del lavoro cerca luoghi in cui crescere, imparare e, col tempo, lasciare il segno.
E se questo è ciò che si cerca, la scelta ricade su contesti in cui l’ascolto è parte della quotidianità.
Per questo l’onboarding non è una procedura, ma il primo passo di un’esperienza di appartenenza: si desidera sapere perché si fa ciò che si fa, non solo come.
Ma mentre molte organizzazioni si concentrano sulle generazioni emergenti, che fine fanno le altre?
Troppo spesso le persone più esperte vengono “parcheggiate” in zone di comfort chiamate esperienza, oppure coinvolte solo per “chiudere” un progetto grazie alla loro autorevolezza senior. Nel frattempo, la rincorsa al nuovo rischia di creare una distanza crescente tra chi arriva e chi c’era già.
Eppure, il futuro delle organizzazioni si gioca altrove: nei luoghi in cui le generazioni imparano a comunicare e a lavorare insieme.
In Smartive lo vediamo ogni giorno nei percorsi che costruiamo con i nostri clienti.
Abbiamo imparato che la collaborazione intergenerazionale non nasce per caso: va progettata, coltivata e soprattutto allenata. È un processo che tocca cultura, tecnologia, linguaggi e mindset.
Ecco alcuni esempi concreti di come lo facciamo:
Programmi di onboarding che diventano laboratori culturali, momenti in cui si costruisce identità organizzativa e si sperimenta la cultura aziendale in modo attivo.
Sessioni di mentoring bidirezionale, dove non c’è solo chi insegna e chi impara, ma uno scambio reale di visioni, strumenti e prospettive.
Percorsi di upskilling e progettazione condivisa, che abilitano l’incontro tra chi conosce le trame profonde dell’organizzazione e chi porta la freschezza di uno sguardo nuovo.
È lì che succede qualcosa.
Quando il passato incontra il presente.
Quando la tecnologia non divide, ma connette.
Quando i dati non parlano da soli, ma alimentano la saggezza organizzativa.
Quando la cultura diventa un ponte, non una bolla.
Per questo, quando parliamo di change management, non intendiamo la semplice gestione del cambiamento, ma la creazione consapevole di nuovi spazi organizzativi, dove ogni generazione può portare il proprio contributo unico e aprire realmente le porte all’era AI-driven, in cui la collaborazione umana diventa la vera leva competitiva. E ne parliamo a partire dalla rigenerazione delle modalità di attraction e onboarding.
Alla fine, non è il futuro a spaventarci.
È la distanza.
Eppure, proprio quella distanza può diventare il luogo più fertile dell’innovazione.
E noi, in Smartive, quella distanza vogliamo abitarla.
Se non l’hai ancora fatto e ami esplorare il cambiamento con curiosità e mente aperta, la nostra newsletter THE JOURNEY fa al caso tuo. Sali a bordo e inizia il viaggio con noi! -> https://mailchi.mp/smartive/thejourney
IIlustrazione di Nick Öhlo

