Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata nel lessico delle organizzazioni molto prima che nelle loro pratiche quotidiane. Se ne parla ovunque, spesso in modo polarizzato: come soluzione universale o come tecnologia difficile da comprendere e governare.
Al centro di questa narrazione ci sono le persone. Persone che, nella maggior parte dei casi, osservano il cambiamento da una certa distanza. Per molte, l’IA resta un concetto astratto, poco connesso al proprio ruolo, al proprio lavoro, alla propria quotidianità. Non qualcosa che riguarda “me”.
Da qui nasce una reazione diffusa: la resistenza. Ma raramente si tratta di un rifiuto consapevole.
Più spesso è l’effetto di una conoscenza frammentata, costruita su racconti, aspettative e percezioni non sempre realistiche. In assenza di spazi in cui potersi avvicinare all’IA in modo concreto e accessibile, la tecnologia rimane altro: esterna, distante, difficile da integrare nel proprio modo di lavorare.
È a partire da questa osservazione che, come Smartive, abbiamo scelto di porci una domanda diversa.
Non tanto come spiegare l’IA, ma come creare contesti organizzativi in cui le persone possano esplorarla insieme, confrontarsi, condividere domande e sviluppare una consapevolezza più matura del ruolo che può avere nel loro lavoro.
Da qui nasce l’idea di community dedicate all’IA.
Non spazi di trasferimento di competenze, ma ambienti in cui la conoscenza si costruisce nel tempo.
Luoghi in cui le persone possono avvicinarsi all’intelligenza artificiale partendo dal proprio ruolo, dalle proprie esigenze operative, dalle proprie domande. Sentendosi parte del percorso di innovazione, e non spettatori di un cambiamento deciso altrove.
In uno dei percorsi che abbiamo progettato insieme a un nostro cliente, ciò che è emerso alla conclusione del lavoro è stato particolarmente significativo:
“Prima l’IA era un tema ‘per altri’. Ora è una dimensione con cui so confrontarmi nel mio lavoro.”
“Il vero cambiamento non è stato capire l’IA, ma smettere di sentirmi escluso dal cambiamento.”
Feedback che non parlano di strumenti o funzionalità, ma di un cambiamento più profondo: il modo in cui le persone percepiscono l’innovazione nel proprio lavoro. Raccontano cosa accade quando l’IA smette di essere un concetto astratto e diventa comprensibile, esplorabile, condivisa.
Il passaggio è evidente: dalla distanza iniziale a una partecipazione più attiva.
Un cambiamento reso possibile non dalla spinta all’adozione, ma da un contesto che ha dato tempo, spazio e legittimità al confronto.
Spesso la resistenza all’innovazione non nasce dalla complessità degli strumenti, ma da uno sguardo limitato a ciò che già si conosce. Quando la visione si amplia, cambiano anche le possibilità.
Percorsi basati su community interne servono esattamente a questo: non a forzare il cambiamento, ma a renderlo abitabile rendendo così accessibile la tecnologia e i nuovi strumenti disponibili.
In questo senso, una community dedicata all’IA non è un’iniziativa accessoria, ma una scelta culturale.
Significa riconoscere che l’intelligenza artificiale entra davvero nelle organizzazioni solo quando passa attraverso le persone, il confronto e la condivisione di conoscenza.
È così che si creano le condizioni perché anche chi si sentiva ai margini dell’innovazione possa trovare un punto di accesso. E quando questo accade, l’IA smette di essere una promessa e diventa una pratica condivisa.
Se non l’hai ancora fatto e ami esplorare il cambiamento con curiosità e mente aperta, la nostra newsletter THE JOURNEY fa al caso tuo. Sali a bordo e inizia il viaggio con noi! -> https://mailchi.mp/smartive/thejourney

