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Questa volta lo facciamo tra gli scaffali di una libreria. Abbiamo incontrato Vittorio Graziani, libraio della Libreria Centofiori di Milano, partendo da un libro che – come ci ha detto – “è una settimana che è attorno a me e dentro di me”. Una lettura che non si esaurisce con l’ultima pagina.
Il libro è “Quello che possiamo sapere” di Ian McEwan (Einaudi).
Siamo nel 2134, in un mondo profondamente trasformato dal disastro ambientale e da un progressivo peggioramento della qualità della vita. In quel 2134 un professore studia messaggi, posta elettronica, conversazioni, social del nostro tempo per ricostruire una poesia perduta. Tutto ciò che oggi è quotidiano, ordinario viene osservato come materiale decisivo per comprendere un’epoca.
Thomas Metcalfe, ricercatore di storia della letteratura, indaga su un poemetto scomparso: quello che nel 2014 il poeta britannico Francis Blundy scrisse per la moglie Vivien, letto durante una cena tra amici e mai pubblicato. Del testo si sono perse quasi subito le tracce. Nel tempo sono nate leggende sul suo contenuto e sul suo destino.
Thomas trasforma questa ricerca in un’ossessione. Come un investigatore, ricostruisce quella sera, immagina i rapporti tra i presenti, raccoglie frammenti di un passato lontano ma straordinariamente documentato. Perché di quell’epoca restano mail, video, registrazioni, conversazioni, tracce digitali.
Ed è qui che McEwan introduce una delle sue intuizioni più attuali: l’idea che l’archivio totale, la sopravvivenza digitale di ogni frammento di vita, non elimini l’inconoscibilità. Al contrario, può darci solo l’illusione di averla sconfitta. Più materiale abbiamo, più rischiamo di scambiarlo per verità.
Come ci ha detto Vittorio: “Dal minuto dopo che ho cominciato a leggere questo libro, io ho molta più sensibilità nei confronti del mondo che mi circonda”.
Perché questo romanzo non parla solo del futuro. Parla di noi. Di come costruiamo narrazioni, di quanto crediamo di sapere, di quanto resti sempre fuori campo.
Guardare il presente con gli occhi del futuro significa chiederci oggi cosa stiamo lasciando, cosa stiamo costruendo e cosa potremo sapere in futuro.
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