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Navigare la Trasformazione con Consapevolezza

Nell’era post-digitale innovare non è un’opzione, bensì un atteggiamento mentale che riguarda tutte le realtà organizzative, da quelle più grandi a quelle più piccole. Tutto si trasforma in modo così rapido che restare al passo con i continui cambiamenti che caratterizzano l’ecosistema in cui siamo immersi a volte può sembrare difficile.  

Il viaggio verso la trasformazione digitale richiede infatti un vero e proprio cambiamento di mindset, inteso come la modalità di pensare e di orientarsi nel mondo.  

In molte situazioni organizzative, nonostante il cambiamento sia visibilmente utile e necessario le persone tendono a rifuggire o – addirittura – a sabotare il cambiamento.  

Ma perché cambiare è difficile? 

Il cambiamento è un processo molto complesso, non lineare, che dipende da numerosi fattori come la personalità ed il contesto.  

Il nostro sistema cognitivo è sviluppato per identificare le contrapposizioni che emergono dall’esperienza, le quali solitamente rappresentano il motivo alla base del cambiamento. Ciò è reso possibile grazie ad uno specifico processo cognitivo definito “presenza” che consente a ciascuno di noi di ricevere dei feedback relativi al proprio stato di attività.  

Nello specifico, parliamo di “Transformation of Flow” per indicare l’abilità di fruire di un’esperienza ottimale e di utilizzarla per mettere in campo risorse psicologiche nuove ed inaspettate. 

Cambiare, dunque, richiede energie e tempo. In particolare, le fasi che si attraversano – più o meno consapevolmente – in un processo di trasformazione sono le seguenti: 

  1. Precontemplazione: non vi è piena consapevolezza della necessità di cambiare, della situazione nella quale si è immersi e delle conseguenze dei propri comportamenti. Non si hanno a disposizione sufficienti informazioni per procedere all’azione.  

  2. Contemplazione: in questa fase inizia ad esserci un bagliore di consapevolezza nella persona, la quale inizia a valutare il proprio comportamento soppesando pro e contro di un eventuale cambiamento del proprio comportamento.  

  3. Preparazione: la persona è consapevole di dovere/volere cambiare e dà forma ad un vero e proprio piano di azione.  

  4. Azione: si entra in questa fase con un’alta motivazione che tenderà a scemare con il passare del tempo. L’obiettivo è quello di mettere in atto con costanza piccoli gesti modificando piano piano il proprio comportamento. 

  5. Mantenimento: questa fase consiste nella stabilizzazione del cambiamento apportato alla propria vita personale e/o professionale. 

  6. Ricaduta: è possibile cadere nelle vecchie abitudini facendo qualche passo indietro rispetto ai traguardi raggiunti. In questa fase non bisogna mai dimenticarsi dei progressi fatti, della motivazione alla base del proprio cambiamento e degli obiettivi prefissati.  

 

E qui entra in gioco la curiosità

La curiosità è uno stato emotivo-motivazionale definibile come il desiderio di conoscere, apprendere ed esperire che ci spinge all’esplorazione del mondo che ci circonda per acquisire nuove conoscenze. Si attiva quando la persona percepisce di non avere sufficienti informazioni e desidera ridurre o colmare la propria ignoranza ma anche semplicemente quando si desidera imparare qualcosa di nuovo. 

Proprio in quest’ottica, nei Journey di trasformazione che progettiamo per i nostri clienti proponiamo delle brevi sessioni informali e ispirazionali su tematiche specifiche legate al cambiamento e alla digitalizzazione indirizzate a tutte le persone dell’organizzazione che desiderano conoscere e approfondire i temi caldi legati all’innovazione.  

Si tratta delle Digital Breakfast, delle vere e proprie colazioni a suon di confronto, curiosità e cambiamento.  

Se vuoi scoprire di più su questo format, ti consigliamo di leggere l’articolo dedicato! 

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